19 MARZO: La Sagra di San Giuseppe

Tavole di San Giuseppe
La venerazione e il culto di San Giuseppe nella vita spirituale cominciarono a diffondersi in terra d’Otranto tra il XVI e XVII secolo.
Vi contribuì, in misura determinante, la Chiesa del dopo Concilio di Trento e i vescovi di allora accolsero ed assecondarono il recupero di un modello di vita familiare (patriarcale) radicata nell’Italia Meridionale. Le relative bolle papali di Sisto IV e Gregorio XIV favorirono, così, la devozione popolare e la diffusione dell’immagine di San Giuseppe.
L’origine della festa nel Salento di perde nel tempo, mentre in Giuggianello, dal punto di vista civile, si svolge da 30 anni. La SAGRA è fissata il 19 Marzo di ogni anno.Si svolge in Piazza ed è consuetudine da parte di un apposito comitato del luogo offrire a tutti i presenti, dopo la benedizione, piatanze tipiche e particolari. Come primo piatto viene distribuita la “ MASSA “ una minestra di tagliatelle, ceci e verdura preparata in casa con farina di grano.
Come secondo piatto, dopo la prima distribuzione, si consegna : una pagnotta di grano (il pane di San Giuseppe), pesce fritto, “pittule” (frittelle), “pampasciuni”(cipollette selvatiche cotte con olio e aceto), peperoni, melanzane e zucca secchi al sugo. Il Tutto bagnato da ottimo vino locale.
Nel pomeriggio, si celebra la Santa Messa e la processione. A seguire, concerto bandistico e fuochi d’artificio.

SECONDA DOMENICA DI MARZO: La Fiera del bestiame
Come da antichissima tradizione, la seconda Domenica di marzo è dedicata alla Fiera di San Giuseppe. La caratteristica è che alla manifestazione partecipano numerosi allevatori di bestiame, i quali, portando numerosi esemplari di cavallo, si sfidano in singolari gare come quelle di forza, da tiro, cavallo più bello, ecc. . Oltre alle gare, che si svolgono tutte nel massimo rispetto degli animali, vi è l'esposizione di altri tipi di bestiame, un nutrito mercato di prodotti ed attrezzi per l'agricoltura e l'allevamento, nonchè di arredo, tessuto, calzature, abbigliamento e prodotti gastronomici.
La fiera si svolge nella mattina della seconda domenica di marzo dalle 8:00 alle 13:00, in Via Mazzini presso il campo sportivo - zona artigianale.

9 MAGGIO SAN CRISTOFURU PICCINNU (SAN CRISTOFORO PICCOLO)

San Cristoforo Piccolo
I festeggiamenti si ripetono ogni anno in ricordo di un evento miracoloso che si verificò per intercessione di San Cristoforo (Patrono di Giuggianello).
La devozione per San Cristoforo è antichissima ed è alquanto insolita poiché Giuggianello è l’unico paese della provincia di Lecce, Brindisi e Taranto ad avere eletto questo santo come protettore.
Perdendosi però il culto nella notte dei tempi, diventa difficile trovare i motivi che ne hanno determinato l’origine. San Cristoforo è un santo orientale e trovandosi a Giuggianello testimonianze greco-bizantine si può supporre che la devozione per il protettore sia stata diffusa proprio dai monaci bizantini. In questa data si svolgono i festeggiamenti minori, ma non per questo meno sentiti dalla popolazione che con essi tramanda il miracolo della pioggia accaduta circa quattro secoli fa.
 Da tre anni, tutta la zona era angustiata da una tremenda siccità che faceva sentire i suoi disastrosi effetti nelle campagne mettendo in ginocchio la fragile economia del paese e dei paesi limitrofi. La popolazione di Giuggianello soffriva maggiormente e, non potendo più sopportare la situazione, come ultima speranza di salvezza decise di far ricorso all’intercessione del protettore. Il 9 maggio , una affollata processione con la statua di San Cristoforo portata a spalla dai fedeli si mosse perciò in direzione della chiesetta della “ madonna della Serra “ a un chilometro dal paese, sulla strada che da Giuggianello porta a Minervino di Lecce. Per i devoti la processione aveva un significato particolare: essi portavano il patrono alla Madonna in odo che fosse lui a intercedere per la grazia della pioggia. Dopo la preghiera e le invocazioni, mentre il corteo era sulla via del ritorno, improvvisamente nel cielo apparvero grosse nubi. Prima che la processione giungesse in paese, in una località detta "Carcara" scoppiò un temporale violentissimo. Ci fu un fuggi-fuggi generale, ma i fedeli che avevano abbandonato la processione per cercare riparo si bagnarono dalla testa ai piedi, mentre quelli che avevano proseguito incuranti della pioggia tornarono asciutti in chiesa dove venne celebrata una solenne messa di ringraziamento. Nel pomeriggio di quello stesso giorno i giuggianellesi vollero celebrare l’evento in modo gioioso ed in ogni angolo del paese si allestirono focarrée (falò) in cui si misero a bruciare legna di ulivo e intorno alle quali si mangiava e si beveva si ballava in allegria.
Da allora questi tipo di festeggiamenti è diventato una tradizione; pure l’usanza della focarréa è rimasta intatta, anche se attualmenete si accende un unico grande falò intorno al quale si festeggia con STAND GASTRONOMICI.

29 E 30 MAGGIO: FESTA MADONNA DELLA SERRA

Madonna della Serra
In origine questa festa veinva celebrata il 2 Luglio. Mentre oggi l’appuntamento è fissato per il 30 maggio di ogni anno con festeggiamenti civili e religiosi, ricche luminarie e rinomati concerti bandistici.La cappella dedicata alla Madonna della Serra è posta ai piedi della “Serra” sulla provinciale che conduce a Minervino diLecce.
 Questa chiesetta racconta storie inquietanti. Qui fino a una ottantina di anni fa, il giorno della festa, venivano celebrati antichi esorcismi su ragazze e donne adulte che si ritenevano possedute dal diavolo. Vestite con una lunga tunica, segno di penitenza, sorrette dai parenti che cercavano di trattenerle nei loro scomposti movimenti, giungevano nella Cappella dove, a porte chiuse, avvenivano le pratiche esorcistiche.  Le donne si recavano in quella chiesetta di campagna, lontana dalla curiosità indiscreta e lontana dalla festa, proprio per non esibire quel drammatico malessere che avrebbe ineluttabilmente allontanato da loro la possibilità di maritarsi. Nella società contadina di un tempo restare zitella era considerata una disgrazia.

24–25 GIUGNO: SAGRA DI SAN GIOVANNI

Cripta di San Giovanni

La Sagra di San Giovanni forse è la più antica di tutta la provincia di Lecce. Essa rievoca un antico culto medioevale legato a riti pagani del mondo antico, oggi purtroppo in disuso e quasi del tutto cancellati per il progressivo processo di cristianizzazione, mirante a far scomparire ogni residuo di paganesiomo del mondo antico per poi assorbirlo nella liturgia cristiana.
La notte della vigilia di San Giovanni in Giuggianello è una notte specialissima, notte gravida di magia, di misteri, di vaticini ed incantesimi, notte popolata di streghe, folletti, demoni. Notte inquietante e sovversiva in cui, secondo la credenza popolare, avvenivano prodigi di ogni genere e si compivano rituali squisitamente pagani.
Questa notte è particolarissima dal punto di vista astronomico, segna, cioè, il momento culminante del viaggio del sole che dopo essere salito ogni giorno sempre più in alto nel cielo, si ferma e da allora ritorna sui suoi passi giù per la via celeste cominciando a discendere progressivamente. E’ questo il momento del solstizio d’estate, un evento eccezionale per i popoli antichi, i quali non riuscendo a spiegarsi razionalmente i grandiosi mutamenti ciclici della natura e riconoscendo davanti ad essi la propria impotenza e fragilità, li ritenevano generati da misteriose forze sacrali diffuse nella natura. La notte del solstizio d’estate era perciò considerata notte magica per eccellenza, che aveva in sé il potere di decidere i destini dell’intero anno solare.Le antiche popolazioni allora ricorsero a tutta una serie di riti e pratiche divinatorie. Con l’avvento del cristianesimo questi rituali magici furono integrati nella sfera cristiana, sostituendo al rito del sole la figura di San Giovanni Battista.
 In Giuggianello si credeva che in questa notte si verificassero benefici fenomeni magici: così la rugiada assumeva poteri speciali e diventava in grado di accrescere notevolmente le proprietà curative delle erbe.
Si usava addirittura rotolarsi nei prati bagnati di rugiada per rigenerare il corpo, mentre le ragazze in cerca di marito, di essa si bagnavano il sesso perché alla rugiada era attribuito il potere di portare fortuna in amore. La notte di San Giovanni, infatti, era considerata particolare propizia a pronosticare fidanzamenti e matrimoni. Numerosi erano i modi per indovinare se la ragazza si sarebbesposata entro l’anno e quale mestiere avrebbe avuto lo sposo.
A Giuggianello l’antico segno della venerazione del Santo è la GROTTA DI SAN GIOVANNI dove anticamente si celebrava la festa con riti, canti, danze intorno ad un falò per ringraziare del nuovo raccolto delle messi il Santo.
Tutto ciò era andato perduto, ma in seguito al recupero della cripta bizantina di San Giovanni per opera del Centro di Cultura Sociale e di Ricerche di Giuggianello, è è tornata alla memoria questa Festa legata ancora ad un’altra antica leggenda sulla devozione popolare.
La cripta si trova a due Km. dal centro abitato sul Monte San Giovanni (120 m.s.l.m.) immersa negli olivi secolari e la macchia mediterranea lungo la strada di campagna sulla direttrice Giuggianello-Palmariggi. Nel medioevo la grotta – cappella era adibita a funzioni religiose col culti greco, in seguito le funzioni si celebrarono col rito latino continuando a venerarsi San Giovanni Battista. Con il passare degli anni, però, la devozione si disperse, ma un avvenimento miracoloso ne rinverdì i momenti più intensi. Il massaro della vicina masseria "Armino" aveva una figlia cagionevole di salute la quale aiutava la famiglia portando al pascolo le pecore proprio nei pressi della cripta, dove un giorno le apparve San Giovanni che le promise la guarigione. Ciò avvenne ed il padre, in segno di gratitudine, riportò la cripta all’antico splendore. Qui il parroco del tempo ogni 24 giugno, festa di San Giovanni, celebrava la messa, e il massaro alla fine della funzione religiosa offriva ai fedeli vino e formaggio in segno di devozione.  
Il centro di Cultura ha riportato in vita anche questa tradizione, e il 24 giugno di quest’anno nello spiazzo antistante la grotta si rinnova l’antica consuetudine, mentre il 25, 26 e 27 si svolge la SAGRA vera e propria con balli, canti e folklore. Saranno allestiti STAND GASTRONOMICI dove si possono degustare piatti tipici locali tra cui il piatto principe della sagra: il CASTRATO AL FORNO con ottimo vino. Sull’antica AIA si balla liscio e musiche ritmate e coinvolgenti coma la pizzica.
Per maggiori informazioni visita www.ccsr.it

24–25 LUGLIO: SAN CRISTOFORO

San Cristoforo
Festa in onore del Santo patrono: Le celebrazioni religiose sono accompagnate dalle classiche e grandiose luminarie, dai concerti bandistici e in conclusione dallo sparo di fuochi pirotecnici.
     
26 LUGLIO: SAGRA DELL'ANGURIA
In considerazione che anticamente la festa del santo Patrono era chiamta "La festa te li miluni" (festa del melone), il giorno dopo la festa di San Cristoforo si organizza questa Sagra distribuendo in piazza fette di rosse e saporite angurie. Durante la Sagra dei gruppi si esibiscono con musiche ritmiche e molto coinvolgenti legate alla PIZZICA